lunedì 20 maggio 2013

Prototipi subacquei dei Regni del Sud

Presso la Forgia, il cantiere di sviluppo magico situato a Sottocima (leggi questo articolo), l'enclave delle Vesti Verdi da tempo è all'opera per lo sviluppo di navi volanti ad Argon capaci a rivaleggiare con quelle imperiali. Ma mentre una parte degli stregoni è orientato al volo, un'altra fazione da tempo è alla ricerca di un modo per liberarsi per sempre della pirateria, piaga che colpisce i mercantili dei Tre regni a causa dell'alta presenza di scogli e isole.
Ferraius Tomasi, saggio di corte e consigliere del Re, da tempo segue lo sviluppo della navi subacquee approfittando della presenza a Sottocima di alcuni nani abili carpentieri esuli dal massiccio di Thor'Hur. Secondo il saggio, le navi subacquee rappresentano il sistema migliore per prendere di sorpresa i pirati ed affondarli.
Presso la Forgia sono stati sviluppati tre prototipi mai impiegati realmente in battaglia di cui vi narreremo in questo articolo, buona lettura.

STORIA DELLO SVILUPPO
In passato, non certo per merito delle ricerche magiche degli stregoni montanari dei Tre Regni, erano state sviluppare delle navi in grado di garantire a tutto l'equipaggio la straordinaria capacità di respirare sott'acqua. Tale incantamento unito ad una semplice magia di levitazione (semplice non è proprio il termine adatto, ma è stato usato per definire qualcosa di conosciuto da tutti) era alla base della capacità di immergersi di queste navi. Anzi, la levitazione permetteva alle navi sia di immergersi e sia di fluttuare in aria e, con l'aiuto delle vele e l'azione del vento, potevano perfino volare. Tale applicazione della levitazione era più utile nel secondo caso che nel primo, infatti immergere una nave comportava una serie di complicazioni:
1) lo scavo doveva essere munito di saracinesche idrauliche in grado di imbarcare acqua per facilitare l'immersione;
2) documenti, utensili, cibo, oggetti di varia natura dovevano essere messi sotto custodia o chiusi da qualche parte per evitare che l'acqua li portasse via senza contare le conseguenze del contatto prolungato con l'acqua;
3) lo spostamento tra i vani della nave sommersa dall'acqua non erano facili, si doveva nuotare o aggrapparsi ad appositi corrimano;
4) la nave sott'acqua non aveva metodi di propulsione;
5) provate a mangiare sott'acqua o bere un bicchiere d'acqua;
6) che motivi vi sono per viaggiare sott'acqua che giustifichino la spesa per costruire una nave con simili capacità?
Apparato di Kwalish
Questi sono solo alcuni dei problemi riscontrati che non hanno mai permesso lo sviluppo di navi sottomarine se non per mero sfizio o esercizio arcano.
Ora invece a causa della catastrofe, il mondo è sommerso dall'acqua, una parte dell'umanità vive in città volanti, la rimanente invece è arroccata nei pochi territori rimasti emersi. Per questi sopravvissuti, spostarsi in nave è divenuta una esigenza primaria, spesso flagellata dalla pirateria. Per tale motivo, su intuizione del saggio di corte e stregone Ferraius, lo sviluppo di natanti subacquei è stato ripreso.
Approfittando della presenza di alcuni ingegneri nani a Sottocima, Ferraius partendo dai progetti di un Apparato di Kwalish ha progettato ben tre prototipi di navi subacquee.
Il marchingegno nanico permise di perfezionare il dispositivo di visione subacquea tramite specchi riflettenti (non un vero e proprio periscopio, ma qualcosa di molto simile), di impadronirsi della tecnica per incamerare acqua ed immergesi e di un rudimentale sistema di locomozione sul fondo marino.
- Abisso, il primo prototipo
Il primo prototipo fu l'Abisso, una sorta di piccola nave "aragosta" munita di vele con un solo albero maestro molto alto, e con lo scafo parzialmente metallico. Secondo il progetto doveva essere dotata di un ariete appuntito che avrebbe avuto lo scopo di perforare lo scafo delle navi da affondare. Al momento dell'immersione i marinari ammainavano e riponevano le vele in appositi contenitori ermetici (tempo 15 minuti circa). Tutto ciò che era sui ponti veniva fissato o tolto. L'equipaggio scendeva sottocoperta e venivano chiusi i boccaporti. Venivano aperte le saracinesche e la nave iniziava ad imbarcare acqua. Iniziava così l'immersione controllata (l'apertura delle saracinesche è regolabile). Venivano dispiegate le zampe dell'aragosta. Quando la nave giungeva sul fondo e toccava con le zampe, i rematori potevano iniziare a muovere le nave. La visione esterna era data da un sistema di specchi fissati all'interno di tubi. L'aria veniva assicurata da tubi metallici dotati di galleggiante, infilati all'interno dell'albero maestro e dotati di un galleggiante superiore che ne provocavano l'estensione con l'immersione della nave. L'albero maestro era alto 25 metri e conteneva al suo interno due tubi da 30 metri. La massima estensione dei tubi dell'aria era circa 80 metri. Oltre questa estensione il galleggiante chiudeva il tubo. L'emersione era possibile grazie alla levitazione (nessun sistema idraulico complesso). La nave quando raggiungeva la superficie, svuotava le cisterne dall'acqua e poteva nuovamente galleggiare. Issare le vele riposte per l'immersione era un'operazione di circa 20 minuti.
Pro: pochi, si ha avuto la certezza che sviluppare una nave subacquea era possibile e che l'utilizzo della levitazione per emergere è stata una buona idea.
Contro: tempi di immersione e di emersione con dispiegamento delle vele troppo alti. Locomozione subacquea lenta e legata alla tipologia di fondale. Tempo di immersione limitato all'aria disponibile e dalla lunghezza dei tubi per l'aria che non si estendevano mai completamente. Scendere sotto ai 100 metri di profondità era snervante a causa delle continue esigenze di rifornimento dell'aria. Un unico vano non era sicuro in caso di danni allo scafo.
Utilizzo in battaglia: non è mai stata utilizzata in battaglia. Secondo i piani, doveva raggiungere un luogo dal fondale basso e regolare dove immergersi ed attendere in silenzio la sua preda. Se la nave pirata o nemica gli passava vicina, doveva estendere l'ariete e colpire lo scafo al fine di creare una breccia.
- Balena Bianca, il secondo prototipo
Questo secondo prototipo è stato costruito per correggere i difetti strutturali del primo, ma in aggiunta si è avvantaggiato di una importante miglioria: locomozione ad elica (molto simile a quella utilizzata dagli gnomi di Elios sulle navi dirigibile).
La balena bianca, grazie a questa invenzione, ha eliminato le pesanti ed elaborate zampe meccaniche che permettevano all'Abisso di muoversi sul fondo. L'elica viene mossa dai marinai, e anche se non permette di raggiungere una grande velocità, è più facile da gestire delle zampe meccaniche. Infatti l'elica richiede meno personale e non costringe la nave a camminare sul fondo. Anche i tre tubi utilizzati dall'Abisso per permettere all'equipaggio di respirare sono stati rimossi e sostituiti da due tubi più facili da gestire e slegati dall'albero maestro. Anche lo scafo è stato rivisto e diviso in vani stagni che potevano essere chiusi per evitare allagamenti in caso di incidenti e battaglie. A prua era montato un vistoso rostro metallico per permettere lo speronamento dal basso, è stato così abbandonato per sempre l'idea del braccio ariete progettato per il primo prototipo.
Ecco come avviene la procedura di immersione. Le vele vengono ammainate (in superficie le vele sono ancora preferibili alla spinta con le eliche anche se in questo prototipo vele e eliche vengono usate assieme) e l'albero maestro viene piegato ed abbassato in modo tale che se avviene uno scontro contro un'altra nave con il rostro, l'albero maestro non venga danneggiato. Tale operazione dura 30 minuti. Tutti gli oggetti sui ponti vengono fissati o tolti e l'equipaggio scende sottocoperta. Vengono aperte le saracinesche e viene imbarcata acqua. Vengono rilasciati i tubi per il ricambio d'aria. Raggiunta la profondità desiderata (solitamente mai inferiore all'estensione massima dei due tubi ovvero 50 metri circa) si attivano le eliche. Per l'emersione si utilizza la levitazione. Aprire l'albero maestro e issare le vele porta via 45minuti di lavoro.
Pro: migliorato il movimento subacqueo grazie alle eliche, nave più leggera grazie alla mancanza delle zampe meccaniche, struttura più solida e grande grazie all'utilizzo di più vani.
Contro: tempi di immersione ed emersione troppo lunghi dovuti alla presenze delle vele e dell'albero maestro da chinare. Velocità ad elica bassa ed inutile contro navi in fuga. Mai provata in combattimento.
Utilizzo in battaglia: Nel caso si desideri affondare una nave si deve procedere alla massima velocità con le eliche e con la levitazione portarsi con il rostro appena sopra al filo dell'acqua fino ad impatto avvenuto. Siccome la velocità delle eliche non è altissima, lo speronamento è da utilizzare contro navi ferme o lente in caso di inseguimento oppure contro navi che si incrociano. La Balena Bianca non è mai stata utilizzata in combattimento.

IL VARO DELLA FENDENTE
La Fendente  il terzo ed ultimo prototipo sviluppato dalle Vesti Verdi ed è per molti aspetti simile alla Balena Bianca. Rispetto agli altri due prototipi ha introdotto una importante novità, le vele sono completamente assenti, salvo la possibilità di impilare un piccolo albero per una vela singola per i casi di emergenza. Per sopperire alla mancanza di vele, sono state aggiunte 3 eliche mosse da marinai che si danno il turno per il loro funzionamento. I tubi per il ricircolo dell'aria sono stati raddoppiati poiché è previsto che il tempo di percorrenza sott'acqua sia superiore al tempo di permanenza in superficie. La struttura a prua e il rostro sono state perfezionati per migliorare la possibilità di penetrazione in caso di urto contro una chiglia di una nave pirata.
La Fendente può pertanto immergersi in meno di 5 minuti non avendo vele da sistemare. La velocità grazie alle 3 eliche è considerevolmente aumentata tanto da raggiungere quasi quella di una nave a vela. Purtroppo le braccia dei marinai non potranno mai sostenere un inseguimento lungo ore. La Fendente è  dotata di uno specchio magico in grado di vedere sopra alla superficie del mare entro mezzo miglio. Questa invenzione può essere facilmente applicata anche ai prototipi precedentemente sviluppati.
Pro: Migliorato il tempo di immersione, velocità ad elica aumentata, nuovo sistema visivo magico, struttura più solida.
Contro: impossibili lunghi inseguimenti.
Utilizzo in battaglia: analogamente alla Balena Bianca, la Fendente dovrebbe rimanere in agguato su di un fondale in attesa dell'arrivo di una nave nemica e solo dopo averla individuata incrociarne la rotta e speronarla con il rostro.

Statistiche della Fendente:
Nave subacquea prototipo(D&D4E): veicolo mastodontico ad elica militare
PF: 1920 PF; Spazio: 6x16 quadretti;
CA: 3; Tempra: 24; Riflessi:2; RD: 48;
Velocità elica: 5; esteso 8;
Velocità vela provvisoria: 2; esteso 4;
Pilota: Il timoniere guida al centro della nave;
Equipaggio: 2 maghi o stregoni, timoniere, almeno 8 creature per la locomozione ad elica, 4 marinai per le due saracinesche, cuoco e 4 marinai.
Carico: Fino a 45 creature medie o 30t di carico;
Fuori controllo: La nave si muove a velocità dimezzata rispetto al turno precedente. Non affonda ma mantiene la profondità.
Copertura:  La nave concede copertura totale ai suoi passeggeri sottocoperta.
Vani: Sala del timone, sala locomozione, mensa, cucina, dormitorio, sala svago, 2 vani controllo saracinesche, armeria, officina.
Armi: Rostro.
Scialuppe: La nave è dotata di due scialuppe assicurate ai lati superiori della nave.

Note: questi prototipi sono stati creati con lo scopo di non dare troppo vantaggio ai Tre regni e di non introdurre migliorie tecniche sostanziali che possono guastare il clima fantasy. E' vietato introdurre siluri, sonar, motori, metodi idraulici complessi ed altamente tecnologici. Queste navi o prossimi prototipi devono rimanere degli esperimenti non troppo sofisticati di una cultura fantasy che è abituata ad utilizzare la magia al posto della tecnica.